L’agricoltura e l’agrienergia
Molteplici fattori portano a ritenere che il mondo agricolo possa essere il “terreno di coltura” di tutta l’esperienza accumulata da SHAP nel campo dell’energia rinnovabile, e che nella campagna si “nascondano” degli elementi favorevoli alla nascita di un modello concreto e alternativo per la produzione di energia.
In Europa lo spopolamento delle campagne ha assunto dimensioni impressionanti tanto che la concentrazione della popolazione nelle città è pari al 73% (negli ultimi 30 anni sono stati abbandonati soltanto in Italia più di 6 milioni di ettari di campi coltivati). Tralasciando tute le considerazioni di carattere ambientale (il terreno incolto aggredito dalla boscaglia distrugge la biodiversità, che viene  ristabilita solo dopo 200 anni), di carattere sociale (milioni di anziani dovranno essere assistiti in territori divenuti via via  remoti) e relative alla sicurezza (rischio incendio, gravi dissesti idrogeologici), questo spopolamento rende effettivamente disponibile una grande porzione del territorio nazionale.

In sede WTO le forti pressioni per il ridimensionamento delle misure protezionistiche dell’Unione Europea  hanno portato recentemente ad una svolta della PAC:gli aiuti comunitari non sono più stanziati in modalità accoppiata alla produzione (x euro/quintale), ma in base a rese storiche e con ulteriori contributi per le colture energetiche. Secondo alcune stime i redditi garantiti degli agricoltori potrebbero diminuire fino al 30% nei prossimi anni.
Noi riteniamo che questa crisi epocale che coinvolge a vario titolo l’agricoltura del pianeta, rappresenti una grande opportunità per le energie rinnovabili: la condizione che si va delineando è quella della disponibilità di grandi aree non più produttive perché non più sostenute dai contributi comunitari,  ed anche una notevole disponibilità del mondo agricolo a cogliere le opportunità che possano garantire  una integrazione del reddito venuto meno. Queste considerazioni ci portano a pensare un progetto che preveda lo sviluppo di un modello di produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili in cui l’azienda agricola, diffusa capillarmente su tutto il territorio, possa rappresentare un’alternativa o quantomeno un’integrazione alla grande centrale termoelettrica concepita per la produzione concentrata e la trasmissione a distanza. L’energia solare ed il suo prodotto principale, la biomassa agroforestale, sono per loro stessa natura risorse distribuite e disponibili in abbondanza su quasi la totalità del territorio nazionale.                                    

Le potenzialità energetiche rinnovabili della campagna sono:
a)  produzioni diretta di energia elettrica in campo da vendere alla rete nazionale, con le seguenti tecnologie:

  • Fotovoltaico a concentrazione
  • Eolico (con particolare attenzione al piccolo eolico, con soluzioni adatte ai diversi regimi di vento e con generatori sincroni)
  • Minihydro ad acqua fluente
  • Sistemi solari a concentrazione, per la produzione di energia elettrica calore e raffrescamento, basati su sistemi termodinamici ibridi, in cui il carburante sia syngas ottenuto da biomassa lignocellulosica; olio vegetale puro, ottenuto dal girasole, colza, soia etc; ovvero con alcool ottenuto da distillazione di biomassa agricola di varia natura.
  • Impianti di generazione di elettricità con turbine o motori endotermici il cui carburante sia olio vegetale puro o esausto;
  • Impianti di combustione a letto fluido della biomassa lignocellulosica di piccola e media dimensione (da 1/10MW) per la produzione di energia elettrica

b) produzione di energia sotto forma di biogas e syngas da biomassa, biocombustibili e biocarburanti, con impianti di gassificazione, digestione anaerobica e up grading solare (reforming/pirolisi, cracking) e successivo utilizzo in sistemi di conversioni modificati/innovativi.
Particolarmente interessanti sembrano le prospettive riguardanti la produzione di olio vegetale di colza o girasole, per l’alimentazione dei motori diesel di cogenerazione e della trazione.